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Pompei vol. II

Pompei vol. II

Pompei. La Casa di Marco Fabio Rufo

di Mario Grimaldi

Collana Pompei, Volume II

Recensione di Luciana Jacobelli

La zona di Pompei comunemente chiamata Insula Occidentalis comprende il lungo tratto che va da Porta Ercolano a Porta Marina. L’Insula Occidentalis viene tradizionalmente divisa in due ‘quartieri urbani’ (Regione VI e VII): il primo nord-occidentale che va da Porta Ercolano fino all’innesto di Via delle Terme, ed un settore sud-occidentale contrapposto alla Regio VII, che va dall’asse di Via delle Terme a Porta Marina. Lo studio di quest’area è stata a lungo trascurata per difficoltà dovute a diversi fattori. Un primo motivo è legato all’orografia stessa dei luoghi. Ci troviamo infatti sul ciglio del costone lavico sud-occidentale di Pompei che si affacciava verso il mare. Proprio questa felice posizione panoramica determinò la nascita di case a più piani che sfruttavano le mura urbiche defunzionalizzate e che a livello di organizzazione spaziale, costituiscono la maggiore novità architettonica del periodo compreso tra la fine del II sec. a.C. e il I sec. d.C. Ma proprio l’arditezza di queste costruzioni a più piani, su sostruzioni artificiali, ha reso particolarmente fragili le strutture che durante la fase sismica connessa all’ eruzione del 79, subirono forti danni con il crollo dei piani superiori ed il conseguente grave danneggiamento delle strutture inferiori. Inoltre l’altezza delle case (fino a quattro piani sovrapposti) e la loro stessa posizione sul ciglio della collina hanno fatto sì che una parte delle strutture affiorasse dalle ceneri e dai lapilli esponendola all’azione degli agenti atmosferici.


Infine l’area fu colpita dai bombardamenti americani durante l’ultimo conflitto mondiale.
Tutte queste cause hanno reso difficoltoso lo studio sistematico di questo straordinario comparto urbanistico di Pompei.
Solo in tempi recenti (2004), grazie al progetto “Pompei-Insula Occidentalis” promosso dalla cattedra di Archeologia Pompeiana dell’Università Suor Orsola Benincasa , tenuta dal prof Pappalardo1 e grazie ad importanti interventi di restauro realizzati dalla Soprintendenza tra il 2010-2011, l’Insula Occidentalis è stata oggetto di studio e di ricerche archeologiche più sistematiche.
Il volume monografico di Mario Grimaldi “Pompei. La casa di Marco Fabio Rufo” colma di fatto una lacuna sulla storia di una delle più belle ed interessanti case dell’Insula Occidentalis ed aggiunge un tassello significativo alla comprensione dello sviluppo urbanistico di questa importante zona di Pompei.
Dopo una parte introduttiva di natura storicotopografica, nel volume vengono resi noti i risultati di una serie di saggi stratigrafici condotti per quasi un decennio dall’Università Suor Orsola Benincasa nel giardino esterno alle mura occidentali della città. I saggi e la rilevazione con metodologia scanner delle superfici murarie, hanno portato ad alcune importanti scoperte. Una delle più rilevanti riguarda il riconoscimento di una porta minore (posterula) occidentale, realizzata nella cortina muraria ascrivibile alla fase di III secolo a.C. in asse con la via superiore delle Terme e Via di Nola e che permetteva l’accesso alla città attraverso un vicus publicus. Molte case dell’Insula Occidentalis possedevano strade che conducevano dalla città all’area immediatamente esterna alle mura. In epoca imperiale molte di queste vie, compresa quella della Casa di Marco Fabio Rufo, assumono un carattere privato, mentre altre restano pubbliche, come sottolinea una serie di cippi con iscrizione LPP (loci publici pompeianorum), ritrovati in questa zona.
Attraverso l’esame delle strutture, degli apparati decorativi, nonché dei saggi stratigrafici, l’autore chiarisce l’articolata storia costruttiva della Casa, individuando almeno
quattro fasi principali. Una prima fase edilizia attestata dalle decorazioni parietali in II stile, è da collegare all’arrivo dei coloni sillani, dopo la deduzione della Colonia romana. Tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del I sec. d.C. la casa è interessata da un’imponente opera di ristrutturazione, che comportò l’obliterazione di alcuni ambienti e il loro cambio d’uso, l’innalzamento dei piani pavimentali, forse per problemi connessi allo smaltimento delle acque e la conseguente istallazione di tubi per l’allacciamento con l’acquedotto augusteo. L’evoluzione spaziale della casa arriva al suo massimo sviluppo durante la terza fase abitativa, riconoscibile dalla tecnica edilizia in opera reticolata in tufo giallo e dalla ricca decorazione in IV stile. Con il terremoto del 62 la casa subì gravi danni, con il crollo parziale di alcuni ambienti e il cedimento della facciata occidentale del primo piano sottostante. I rifacimenti comportarono all’esterno dell’abitazione un lavoro di consolidamento con l’uso di contrafforti lungo la facciata del secondo piano sottostante. All’interno, invece, il Grimaldi ha notato ampie sarciture nelle pareti dell’oecus (62) ed il conseguente rifacimento degli apparati decorativi, ad eccezione dei grandi quadri centrali, i quali furono conservati evidentemente per l’alta qualità attribuita loro dai proprietari.
Il volume dà ampio spazio all’analisi dei saggi realizzati nell’area del giardino della Casa, che hanno permesso di ricostruire le fasi di occupazione di questo settore urbanistico di Pompei, che funge da cerniera tra l’interno e l’esterno della città, individuando anche un probabile spazio sacro precedente all’occupazione residenziale dell’area. I saggi sono inoltre serviti a chiarire l’ importante problema dello scolo delle acque reflue provenienti dalle strade cittadine che confluivano in cisterne poste al disotto delle abitazioni attraverso aperture aperte nei marciapiedi. Le cisterne rinvenute nei saggi realizzati nel giardino della Casa di Fabio Rufo risalenti alla fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C. dimostrano l’esistenza di un articolato e pianificato sistema di smaltimento ed espurgo delle acque reflue e chiare attraverso un sistema di cisterne e speci disposti su vari livelli per conformarsi ai notevoli salti di quota della zona. Nell’ultima fase di vita il giardino venne utilizzato come discarica per i materiali edilizi prodotti dalla ristrutturazione della Casa e venne infine realizzato un hortus per la produzione in serie di coltivazioni alloggiate in ollae perforatae, secondo un uso molto comune e più volte riscontrato nei giardini delle case pompeiane. Una parte rilevante del volume è dedicato all’analisi dei materiali rinvenuti durante i dieci anni di scavi nella Casa di Marco Fabio Rufo. La varietà e l’ampiezza delle classi di materiali analizzati costituiscono un utile confronto con quanto ritrovato a Pompei e non solo. Il libro è arricchito da numerose foto e da un utile apparato grafico e planimetrico, che in alcuni casi dispiace non vedere riprodotto in una scala maggiore.

 


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